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sabato 23 gennaio 2010

La rigenerazione nelle turbine a gas - materiale didattico

Quanto segue costituiva la base di una lezione sulla rigenerazione nelle turbine a gas tenutasi in Ottobre, di cui sono già state pubblicate le slide. Il materiale qui pubblicato non si sostituisce in alcun modo ai testi ed appunti proposti nei corsi di laurea in cui si studiano le turbine a gas.  Grafici ed immagini relativi a quanto di seguito riportato sono disponibili al link precedentemente indicato. 


Per quanto riguarda i cicli base ideali,  può apparire strano che il rendimento di una turbina a gas sia confrontabile con quello di un impianto a vapore, anche se le temperature in gioco sono di gran lunga superiori.
Le temperature massime del vapore surriscaldato raggiungono gli 800 K, mentre in genere vengono superati i 1200-1300 K come valore di picco nel  ciclo Brayton.
E' evidente che, a riequilibrare verso il basso ed a essere il grande limite delle turbine a gas, è l'elevata temperatura media di sottrazione di calore, superiore almeno di 100-150 K rispetto a quella di un classico ciclo con turbina a vapore a condensazione.
Appare pertanto necessario che per migliorare le prestazioni di un impianto basato su turbine a gas, sia per quanto riguarda il rendimento che per quanto riguarda le potenze in gioco, vanno adottati cicli complessi o cicli combinati.
In questa sede si discuterà esclusivamente dei cicli complessi.
I due fattori che influenzano in maniera fortemente negativa il ciclo di riferimento, per quanto riguarda le turbine a gas ed in confronto a quanto accade con quelle a vapore, sono
1)  l'elevata Temperatura media di sottrazione di calore che obbliga ad avere un'elevata temperatura media di adduzione di calore
2)  il fatto che buona parte del lavoro della turbina serva a compensare il lavoro del compressore
E' evidente, come già visto in altri casi, che, a differenza di quanto accada con una turbina a vapore, il fatto che il fluido evolvente sia ARIA/GAS fa sì che il lavoro di compressione diventi una voce importante nel bilancio energetico.
Una prima e fondamentale modifica che si può addurre al ciclo Brayton è quella di prevedere la RIGENERAZIONE.
A differenza di quanto accade nel caso della turbina a vapore, tale scelta impiantistica non comporta, nel caso ideale come nel caso reale, a meno di un'aumento delle perdite di carico, alcun peggioramento dal punto di vista delle potenze, ma influisce eslcusivamente sul rapporto fra le temperature in gioco.
In tal modo posso migliorare il rapporto fra le temperature medie, senza salire troppo con il rapporto di compressione.
La rigenerazione può essere vista come una sorta di "recupero interno" dato che sfrutto l'entalpia dei gas di scarico, ancora ad elevata temperatura, per preriscaldare l'aria  all'uscita dal compressore prima che questa giunga in camera di combustione.
Per poter avere un ciclo rigenerativo è ovvio che il presupposto essenziale è che la Temperatura all'uscita dalla Turbina sia maggiore di quella all'uscita del compressore: ne consegue che, ricordando che il rapporto di compressione equivalente alle condizioni di massimo lavoro è quello corrispondente a T2=T4, che ha senso far rigenerazione, nel caso ideale, per rapporti  di compressione BETA inferiori del BETA di massimo lavoro.
Nel caso ideale si può tranquillamente ipotizzare che:
1)  non vi siano perdite di carico
2) Tutta la quantità di calore disponibile fra T4 e T2 sia recuperabile
Lo scambiatore di calore rigenerativo pertanto ha comportamento ideale, e la potenza recuperata sarà pari a quella riportata in equazione e la temperatura del gas freddo in uscita ( aria) sarà pari a quella iniziale del gas caldo ( gas combusti) e viceversa.  T2r = T4, T4r = T2r
Per le formule consultare il file pdf
La rigenerazione comporta, a patto di sottostare alle condizioni sopra riportate, un aumento del rendimento in quanto diminuiscono sia la quantità di calore necessaria a raggiungere la T3, ovvero la temperatura di ingresso in turbina, ( in fase di adduzione di calore) che in fase di sottrazione di calore la quantità necessaria a riportare, in ambiente, la temperatura alla T1 (temperatura ambiente).
Il rendimento sarà pertanto maggiore di quello del ciclo semplice a patto che, come già scritto, si sia nelle condizioni per le quali abbia senso rigenerare.
Il risultato è facilmente apprezzabile: si ottengono per bassi rapporti di compressione  valori di rendimento altrimenti raggiungibili solamente per elevati rapporti di compressione.
guardando i grafici va ricordato che:
1)  Il rendimento aumenta con il rapporto TETA delle temperature (T3/T1).
2) Nel diagramma in scala logaritmica appare evidente come le curve di rendimento siano speculari a quelle del ciclo semplice.  
3) Affinchè la rigenerazione sia efficace, bisogna allontanarsi dalle condizioni di massimo lavoro utile, anche se la rigenerazione nel caso ideale non influisce sui lavori di compressione ed espansione.
Riassumendo in breve, si può dire che, nel caso IDEALE, la rigenerazione comporta l'atteso miglioramento del rendimento grazie alla riduzione del rapporto fra le temperature medie di adduzione e sottrazione di calore senza creare condizioni per avere riduzione dei lavori di compressione o di espansione.
Come nel caso ideale, nel caso reale la possibilità di far rigenerazione è legata di una differenza di temperatura positiva T4 e T2.  Ovviamente nel caso reale, oltre alle temperature ed al rapporto di compressione, assumono importanza anche i rendimenti interni di compressori e turbine.
La differenza fra le temperature T4 e T2 risulta essere proporzionale alla massima quantità di calore recuperabile. Appare evidente che nel caso reale, essendo state introdotte le prevedibili irreversibilità del sistema, calore recuperabile non corrisponde a calore recuperato, in quanto è fisicamente impossibile ottenere uno scambiatore di calore che possa portare la temperatura del fluido freddo in uscita a valori pari a quella del fluido caldo in uscita. Tale scambiatore dovrebbe avere infatti superficie di scambio infinita.
E' pertanto utile definire un parametro R che sia indice dell'efficienza della rigenerazione.
Nella scelta del rigeneratore va fatta un'opportuna analisi costi/benefici in quanto assieme all'efficienza R va tenuto conto del costo da sostenere per ottenerla.
A differenza del caso ideale, nel caso reale è possibile che avvenga una riduzione del lavoro utile, a causa delle perdite di carico introdotte dalla presenza dello scambiatore: il rapporto di espansione potrà pertanto risultare diminuito, a parità di rapporto di compressione.
Da quanto visto sia nel caso ideale che nel caso reale, si può tranquillamente asserire che la rigenerazione è di fondamentale importanza allorquando si debba operare con rapporti di compressione bassi.  Nei casi limite di impianti di piccola taglia, quali le micro turbine a gas, che hanno potenze dell'ordine dei 30-200 kW, solo la presenza del rigeneratore, con efficienza elevata, può garantire rendimenti dell'impianto confrontabili con quelli di motori alternativi a c.i. di pari taglia.
Le prestazioni degli scambiatori di calore tendono a peggiorare nel tempo, a causa sopratutto di depositi di particolato solido contenuto nei gas combusti, il che provoca riduzione delle aree di passaggio e diminuzione dei coefficienti di scambio termico.

giovedì 29 ottobre 2009

[Materiale didattico] --> Lezione su rigenerazione, interrefrigerazione e riscaldamento ripetuto nelle Turbine a Gas

Come promesso, condivido le Slide che ho utilizzato per la lezione riguardante rigenerazione, interrefrigerazione e riscaldamento ripetuto nelle turbine  a gas.
Ovviamente si tratta semplicemente di una serie di grafici, formule ed immagini di ausilio per lo studio e di integrazione per il materiale didattico fornito dal docente .
 Accodo anche alla visione di un paio di video, il primo on line su questo sito già da oltre un anno, il secondo, di qualità non eccelsa, riguardante proprio la tipologia di turbina a gas descritta nelle slide. Si tratta infatti di un modello Capstone di Micro turbina a gas rigenerativa.
Mi riprometto nei prossimi giorni di aggiungere materiale didattico scritto relativo a questa tematica.

Appunti sulla rigenerazione nelle turbine a gas



lunedì 14 settembre 2009

Come funziona il motore Wankel


Il motore Wankel è un particolare tipo di motore a combustione interna.
A differenza dei comuni motori "alternativi", il Wankel è un motore di tipo "rotativo". Non è una tecnologia recente (il primo progetto è degli anni '30) ma è stata poco adottata nel corso dei decenni. L'unica casa automobilistica che ha investito su questo motore è stata la MAZDA che da oramai quaranta anni produce auto di serie che nel cofano al posto del classico motore composto da pistoni, cilindri, bielle e manovelle ha il più semplice e compatto motore rotativo.
Per una dettagliata descrizione di come è fatto e dei principi di funzionamento rimando a wikipedia. Dall'immagine* è possibile notare la particolare geometria trocoidale del rotore ed il posizionamento eccentrico degli ingranaggi rispetto all'albero di rotazione. Non sono presenti valvole ma luci di aspirazione e scarico, come nel motore 2T. Il rotore nel suo moto sposta la carica dalla zona di aspirazione alla zona in cui avviene la combustione, innescata da una o più candele, fino alle luci di scarico.

Fra i vantaggi sicuramente si possono annoverare:
  • Elevata potenza specifica (rapporto Potenza/cilindrata) ( la RX-8 ha un motore da 1300 cc ma ha potenza e prestazioni di una Porsche ... anche se in realtà non è corretto parlare di "cilindrata" ;) )
  • semplicità costruttiva ( uno statore ed un rotore)
  • assenza di valvole
  • minor rumore e minori vibrazioni rispetto al "cugino" alternativo
  • Minori emissioni inquinanti di ossidi di azoto
Fra gli svantaggi balzano all'occhio sopratutto:
  • Elevato costo dei materiali, che devono sopportare elevati e repentini sbalzi termici a causa dell'alto regime rotazionale e della forma del motore
  • Maggior produzione di incombusti legati ad una combustione difficilmente completa --> i motori Wankel recenti montano due candele per migliorare la combustione
  • Vita minore rispetto ai motori alternativi
  • consumi elevati
Può sembrare un controsenso che un motore che abbia maggior semplicità costruttiva e minor numero di organi in movimento possa avere una durata inferiore, in realtà contano molto due fattori: lo strisciamento continuo degli angoli del rotore contro lo statore e l'inevitabile stress termico a cui le parti sono sottoposte. Di fatti il regime rotazionale elevato (oltre 9000 giri/min) e la geometria del motore fanno sì che sulle pareti vadano ad impattare in rapida successione fluido freddo e fluido caldo. Le prime versioni di questo motore avevano quindi una scarsa affidabilità ( il motore andava sostituito anche dopo meno di 100.000 km) accanto a consumi elevati ed una combustione non completa, causata dal basso tempo di residenza e dalla geometria della camera di combustione, che portava ad elevate emissioni inquinanti. Nelle ultime versioni dei motori sviluppati dalla Mazda e montati sulla RX-8 alcuni accorgimenti tecnologici quali l'adozione di due candele ed un diverso posizionamento della camera di combustione hanno mitigato tali problemi: la RX-8 è infatti omologata EURO 4.
I consumi sono elevati anche paragonati alle vetture di pari prestazioni e potenza.
Da notare, non è un controsenso, che da una parte questo motore presenta minor produzione di NOx ( ossidi di azoto), dall'altra presenta una maggior produzione di incombusti ( HC e CO ad esempio). Ciò è dovuto al fatto che all'aumentare dei picchi di temperatura in camera di combustione aumentano gli ossidi di azoto ma diminuiscono i prodotti "incompleti" di combustione.



*fonte wikipedia
Nota bene:
Gran parte delle informazioni riguardanti questo motore sono state prese direttamente dalla rete. Interventi come questo hanno lo scopo di trattare argomenti che possano attirare l'attenzione anche dei non studenti in ingegneria meccanica ed allo stesso tempo fornire un aiuto per chi si trova a studiare determinati motori o materie.

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