giovedì 20 maggio 2010

la riforma della ricerca: più precari per tutti, meno competenze per tutti

Rispondendo ad un intervento sul blog "antefatto" riguardante la prossima approvazione della riforma Gelmini, che rende definitiva una situazione, quella del precariato nel mondo della ricerca universitaria, già problematica, sono sorti alcuni spunti di riflessione che voglio riproporre anche in questa sede.

Per quanti non lo sappiano, con l'entrata in vigore della riforma il ruolo di ricercatore a tempo indeterminato non esisterà più, sarà ad esaurimento e verrà sostituito da ricercatori a tempo determinato con la possibilità di ottenere due contratti triennali, al termine dei quali, qualora si sia ottenuta l'abilitazione e qualora l'Università sia in grado di sostenere il costo dello stipendio, sarà possibile diventare professori associati, altrimenti si spalancheranno i portoni e sarà necessario cercarsi un nuovo lavoro.

Cosa comporta tutto questo?

1) l'Università investirà sempre più denaro, attraverso dottorati di ricerca, borse di studio e contratti di ricerca a tempo determinato,  nella formazione di giovani che poi, dopo qualche anno, emigreranno verso altri lidi, portando con sè le competenze acquisite e costringendo i dipartimenti a ripartire da zero, distribuendo denaro a tanti giovani, formandoli per poi perderli. 

2) Il ricercatore precario non ha nè avrà mai possibilità di svolgere ricerche in proprio, a causa dello status stesso di precario che di fatto lo colloca in una posizione del tutto subalterna, limitandosi a dare il proprio contributo in ricerche e progetti altrui.  

I ricercatori protestano, perchè rischiano di essere sopravanzati dai precari
I precari protestano perchè di fatto "restare all'Università" diventa una lotteria ancor più rischiosa di quanto non sia ora.
Coloro che dovrebbero protestare, studenti e genitori, restano in massima parte impassibili, eppure un'Università qualitativamente più povera e l'assenza della possibilità di fare ricerca di base porteranno inevitabilmente ad un impoverimento del mondo accademico.

Una Nazione che non investe nella ricerca è una Nazione senza futuro, che sarà sempre più dipendente da aziende ed enti esteri e che avrà un ruolo sempre più subalterno e minoritario nel panorama mondiale.


1 commento:

viandante ha detto...

Ciao Fabrizio,

ho letto il tuo commento sul Fatto. Io sono uno studente in economia e business, ho fatto la triennale a Monte Sant'Angelo e ora sto facendo la specialistica in... Danimarca.

Mi sono reso conto che le cose non andavano al secondo anno, quando facevo l'erasmus a Madrid.

Ma sono curioso di sapere come le cose stanno andando lì, anche perché avevo molti amici in ignegneria a Napoli.

Quali sono le prospettive di lavoro che avete? Come sono strutturati i dottorati? Avete accesso a databases di papers accademici (tipo science direct)?

Mi interessa molto uno scambio di info, poi, se a qualcuno lì interessa, posso cercare info per dottorati e specialistiche qui per ingegneri. Non è per nulla difficile e un dottorando prende 2500€ al mese.

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